Gli stretti legami del Gruppo Prada con il mondo dell’arte e della cultura sono d’ispirazione per le attività di tutela del patrimonio nazionale. Parte integrante dei valori del brand, arte e cultura determinano la partecipazione attiva del Gruppo anche a sostegno di iniziative e progetti internazionali.

Gruppo Prada e FAI insieme

per la tutela del patrimonio artistico e culturale italiano

Conoscenza, concretezza, coerenza, indipendenza, qualità. Sono questi i cinque principi ispiratori che hanno fatto sì che Prada riconoscesse nel FAI (Fondo Ambiente Italiano) l’interlocutore sensibile e attento con cui progettare e realizzare interventi a favore del bene comune.

Il percorso avviato è di collaborazione duratura e continuativa, fatto di episodi che parlano al territorio, alla sua storia e alla sua peculiarità. Laddove il Gruppo Prada apre un nuovo negozio in Italia, là sostiene progetti di restauro e valorizzazione.

Le iniziative sono scelte con grande cura, parlano al mondo ma hanno un’attenzione particolare alla comunità cui appartengono. A Bologna, la dotta, si lavora all’Archiginnasio, a Firenze, drammaticamente segnata dall’alluvione del 1966, si restaura una pala del Vasari molto danneggiata, a Torino si dona un nuovo sipario al teatro Regio, si rimette a nuovo l’impianto di illuminazione per il Sacello di Prosdocimo nell’Abbazia di Santa Giustina a Padova.

Firenze, 2014 - 2016
L’innovazione al servizio della conservazione

Il dipinto su tavola raffigurante l’Ultima Cena e realizzato da Giorgio Vasari nel 1546 fu talmente danneggiato durante l’esondazione dell’Arno del 1966 da sembrare irreparabile e venne abbandonato a se stesso e spostato da un deposito all’altro per quasi quarant’anni.

Nel 2004 il Laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha iniziato la delicatissima opera di recupero e salvaguardia del dipinto, inizialmente sovvenzionata dalla programmazione ordinaria del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, da un fondo speciale della Protezione Civile e infine da un finanziamento della Getty Foundation, nell’ambito della Panel Paintings Initiative. Dal 2014 il Gruppo Prada, all’interno della propria collaborazione con il FAI, si è impegnato a finanziare il completamento della sapiente e paziente impresa che rappresenta non solo un’importantissima azione di tutela del patrimonio artistico, ma anche un’occasione per la ricerca e la messa a punto di innovative tecniche di conservazione.

Il 4 novembre 2016, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, Il Presidente della Repubblica Italiana – accompagnato dal Ministro dei Beni Culturali e dal Sindaco di Firenze, ha celebrato il ritorno de l’Ultima Cena all’interno del Refettorio di Santa Croce, dove è stata nuovamente collocata nella sua posizione originale.

Questa è stata l’occasione per sottolineare l’importanza e l’eccezionalità di questo risultato – frutto di studi, speranze, restauro e avanguardie tecnologiche – che permette di riconsegnare al mondo un capolavoro. Una vera e propria rivincita nei confronti di un destino di fronte al quale non si è mai voluto chinare il capo.

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Torino, 2014
Un nuovo sipario per il Teatro Regio

Nel 2014, grazie alla donazione del Gruppo e del Fondo Ambientale Italiano, il Teatro Regio di Torino è stato dotato di un nuovo sipario, largo 48 metri e alto 10 metri per un peso complessivo di 1450 chilogrammi, con un’apertura totale di 16 metri.

L’apparato scenografico del sipario, altamente tecnologico, consente movimenti sia orizzontali che verticali, permettendo rispettivamente una completa apertura o scomparsa in soli 5 e 3 secondi. Queste le durate minime regolabili, che permettono le tipiche alzate di sipario all’italiana, alla tedesca e il più complicato movimento combinatorio alla francese, da prediligere a seconda delle scelte registiche. L’iconico colore rosso ciliegia rispecchia le scelte cromatiche operate dall’architetto Carlo Mollino, che progettò l’attuale teatro inaugurato nel 1973 dopo che un incendio distrusse l’edificio settecentesco nel 1936.

Bari e Cerrate, 2013
Santi francescani e un pozzo consumato dal tempo

In Puglia il Gruppo Prada ha aiutato il FAI a restaurare il polittico quattrocentesco di Antonio Vivarini conservato nella Pinacoteca Provinciale di Bari e il pozzo di Santa Maria di Cerrate nei pressi di Lecce. I cinque pannelli rimanenti nel polittico (tre pannelli del registro superiore sono nel Museo Diocesano di Andria) sono datati 1467. Di alta qualità artistica, tra colori delicati e figure raffinate sono riconoscibili tre Santi Francescani, appartenenti allo stesso ordine religioso del Convento di Santa Maria in Vetere ad Andria, da cui proviene il polittico stesso. Il retro delle tavole custodisce disegni a carboncino realizzati dalla bottega di Vivarini, se non dall’artista stesso. Gli stadi del restauro hanno compreso la completa disinfezione dei pannelli, per riportarli agli schemi cromatici originali attraverso la rimozione della pittura ossidata che ha diminuito l’intensità e la brillantezza del colore.

Il complesso dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, posseduto dall’amministrazione provinciale di Lecce, fu presumibilmente fondato nel dodicesimo secolo dai normanni. Il pozzo collocato a lato della chiesa, al centro del cortile e di fronte al chiostro del dodicesimo secolo, fu costruito nel 1585 dall’Ospedale degli Incurabili, che ottenne il possesso del complesso nel sedicesimo secolo. La data è visibile nell’iscrizione sull’architrave. Nel tempo il pozzo ha sofferto una consistente perdita di materiale dovuta all’erosione, che ha conseguentemente modificato i pattern scultorei decorativi e che ha creato fratture nella struttura. L’intervento ha restaurato i numerosi danni causati dalla collocazione del pozzo all’esterno senza alcun riparo dalle intemperie.

Padova, 2012
Nuova luce per i beni artistici

Il Sacello di San Prosdocimo, costruito nel quinto secolo e dedicato al primo vescovo di Padova, è il più antico luogo di venerazione cristiana nella città, facente parte della Basilica di Santa Giustina.

Grazie al progetto “Ridiamo la luce a San Prosdocimo” è stato possibile dotare il sito di un impianto d’illuminazione che non minacciasse i colori degli affreschi e dei mosaici. Oltre a preservare correttamente i dipinti la nuova luce ha consentito anche una percezione appropriata dell’architettura eccezionalmente potente ed evocativa. Il progetto ha visto la collaborazione con la sovrintendenza per il patrimonio architettonico, paesaggistico, e per il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico.

Bologna, 2010
Lo storico cuore studentesco

In occasione dell’apertura del negozio collocato nella Galleria Cavour, Prada, in collaborazione con il Fondo Ambiente Italiano e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna, ha supportato il restauro di quattro statue di proprietà dell’Accademia di Belle Arti e tre archi collocati presso il Palazzo dell’Archiginnasio. Le quattro statue di gesso del XVIII secolo sono parte della collezione originale con cui il conte Luigi Ferdinando Marsili fondò l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1710. Gli originali sono statue greche e romane attualmente in mostra agli Uffizi e al Museo Archeologico di Napoli, raffiguranti l’Ercole Farnese, la Flora Farnese, il fauno danzante e un gruppo di guerrieri. I calchi in gesso sono considerati delle opere d’arte vere e proprie in quanto punto di riferimento per la ricostruzione e la conservazione degli originali. Inoltre, il Gruppo Prada ha contribuito al restauro di tre archi del sedicesimo secolo presso l’Archiginnasio, vecchia sede dell’Università di Bologna che attualmente ospita la biblioteca storica dell’università che può vantare la presenza di oltre un milione di libri. Gli archi, decorati tra il 1625 e il 1628 includono il monumento a Bartolomeo Bonaccorsi (1625), gli stemmi studenteschi (1627-1628) e il monumento dedicato al giurista Francesco Barbadori (1628).

Palais d’Iéna, un palcoscenico poliedrico

© Bâche avenue Wilson - Palais d’Iéna, architecte Auguste Perret, UFSE, SAIF

Dal 2011 il Gruppo Prada e il Conseil Économique, Social et Environnemental, terza assemblea costituzionale della Repubblica Francese, hanno stretto una collaborazione per l’utilizzo del Palais d’Iéna, sede dell’istituzione sita nel centro di Parigi.

L’accordo rappresenta un’unione inedita tra la ricchezza del patrimonio culturale e architettonico francese e l’interesse del Gruppo nell’organizzare progetti dove l’architettura, la moda, l’arte e il cinema hanno un ruolo centrale.

Da allora il palazzo è palcoscenico delle sfilate di Miu Miu e di eventi artistici e culturali i cui proventi sono utilizzati per il mantenimento dello storico edificio concepito da Auguste Perret per raccogliere la forza dei dibattiti dei cittadini e la vitalità dell’attività economica, sociale e culturale.

Il Palais d’Iéna, eretto tra il 1936 e il 1946, è considerato uno dei progetti di riferimento nell’architettura moderna: la semplicità dell’edificio, solenne ma caloroso, simmetrico e luminoso, robusto e delicato, combina in maniera innovativa principi classici e accademici a materiali moderni.

Nel novembre 2016 si è concluso il restauro del prestigioso Palais, iniziati nel 2015 in seguito alla comparsa di visibili segni di deterioramento delle parti in cemento armato e in acciaio delle facciate. Gli interventi hanno riguardato principalmente la conservazione della “Rotonde”, segno architettonico distintivo dell’edificio, e la messa in sicurezza dell’“Ala Iéna”.

Per tutti i mesi del restauro della “Rotonde”, i ponteggi sono stati interamente ricoperti da un enorme telone artistico di 720 metri quadrati e 600 kg, realizzato dallo studio newyorkese 2×4; un intervento che ha offerto alla città un’esperienza visiva inedita e un contributo alla Fondazione Roussy per la ricerca medica, ricavato dalla vendita all’asta dei pannelli.

La Fortezza Medicea, custode dell'antica Aretium

Nel 2014, durante i lavori di restauro della Fortezza Medicea di Arezzo, è stata portata alla luce una domus romana databile intorno al primi decenni del I secolo d.C.
La domus è di grandissimo valore per la storia della città.  Questa scoperta si affianca ad altri importanti ritrovamenti avvenuti all’interno della Fortezza, come la chiesa di San Donato in Cremona, risalente all’anno Mille rivenuta a pochi metri dalla stessa domus.
Il restauro della Fortezza è in parte finanziato dal Gruppo Prada, a testimonianza del suo stretto legame con il territorio aretino.
E’ attualmente allo studio un progetto di salvaguardia e valorizzazione del sito per la fruizione al pubblico della straordinaria memoria millenaria dell’antica Aretium, conservata sotto la struttura difensiva della Fortezza Medicea.