Contenere il consumo di suolo

Gli stabilimenti produttivi del Gruppo Prada occupano oltre 240.000 metri quadrati di cui oltre 200.000 metri quadrati in Italia. Sono 27 i siti in cui, in diversa forma, è presente attività di produzione, prototipizzazione o logistica; 5 le nuove realizzazioni, 3 i recuperi di archeologia industriale e moltissimi i casi di recupero di siti abbandonati da anni e in evidente stato di degrado.

Perché continuare a costruire?
Esiste già qualcosa che può rispondere alle nostre esigenze?
Quanti metri quadrati di edifici industriali sfitti ci sono in Italia?

Queste le domande essenziali che negli hanno ispirato le scelte de Gruppo Prada. Le stesse che oggi guidano i piani di indirizzo territoriale e gli strumenti urbanistici più all’avanguardia.

Comprare e riportare a nuova vita siti di “antico” insediamento industriale significa avere rispetto per il lavoro e per la memoria delle fatiche che in quei luoghi si sono consumate.

Il Gruppo Prada, in armonia con le amministrazioni locali e le Soprintendenze per i beni artistici e culturali, ha espresso ai massimi livelli il proprio impegno e la propria maestria nell’attività di recupero dell’antico, lavorando, con l’architetto Roberto Baciocchi, su importanti edifici storici sedi di alcuni negozi dei propri marchi e restaurando sapientemente palazzi e monumenti quali Ca’ Corner della Regina a Venezia e la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

La nuova sede di Church’s

L’ex deposito tramviario di Northampton, UK

Nel 2014 Church’s acquista l’iconico immobile di Northampton che ha ospitato per 109 anni la società di trasporto pubblico cittadina. Costruito nel 1904, l’ex-deposito di tram e bus, è un grande edificio industriale di inizio secolo, in mattoni rossi con coperture a capriate che affaccia su St. James Road, a pochi metri di distanza dalla sede storica del marchio del Gruppo Prada.

L’edificio ospiterà a lavori ultimati un laboratorio di costruzione e montaggio della tradizionale scarpa inglese di manifattura artigianale.

Un altro esempio di recupero attento di edifici storici, dal grande valore affettivo e identitario per le comunità locali, preservati per dare continuità formale a destinazioni d’uso diverse salvaguardando l’identità architettonica e urbana dei luoghi che li ospitano.

 

La Municipal Transport Operations, società proprietaria dell’immobile, era a un passo dall’accordo di vendita con un centro commerciale quando Church’s, insieme al Comune di Northampton, è intervenuta con l’intento di preservare un pezzo di memoria storica locale importante e molto amato dai cittadini di Northampton e contestualmente ampliare la propria capacità produttiva investendo in un edificio emblematico della storia industriale inglese.

Il complesso è composto da un nucleo originario realizzato in muri di mattone pieno con copertura costituita da leggere capriate di ferro sormontate dal lucernario. Tipica la struttura della fabbrica di inizio Novecento, in cui la facciata richiama i frontali delle cattedrali a nascondere l’estensione amplificata di spazi retrostanti. Affianca la fabbrica una palazzina per uffici di gusto inizio Novecento.

Al nucleo più antico negli anni si sono aggiunti edifici di minor decoro fatti soltanto per rispondere a esigenze funzionali e piccoli elementi incoerenti. Nel corso del 2015 inizieranno i lavori di riqualificazione, che prevedono la conservazione della porzione più nobile con la ricostruzione delle facciate originarie, caratterizzate da una successione ritmata di arcate tamponate successivamente in modo disordinato e un lavoro di miglioramento della porzione più recente, per armonizzare l’intero complesso con parziali demolizioni.

Attività propedeutica all’intervento sugli edifici sarà la bonifica ambientale del sito, che prevede la rimozione di cisterne di idrocarburi e il risanamento del suolo.

© Paolo Barbi

Un cantiere in Galleria

© Alessandro Ciampi

Coniugare le esigenze della conservazione e della tutela storico-artistica, con quelle di un incremento delle prestazioni di sismoresistenza e, non ultimo, di un cantiere sicuro, è la sfida che caratterizza ogni intervento strutturale in un contesto storico.

Questa sfida, nell’intervento che Prada ha realizzato in una significativa porzione della Galleria Vittorio Emanuele a Milano, è stata caratterizzata da alcuni aspetti fondamentali:

. Redazione di un progetto di conoscenza, geometrica, storica, materica
. Sperimentazione in fase di progettazione ed in fase di costruzione
. Sostenibilità e reversibilità degli interventi
. Industrializzazione dei processi costruttivi

La progettazione strutturale non è stata condotta in “forma chiusa”: il cantiere, la sua realtà, la realtà di ogni connessione ed ogni dettaglio, la realtà della materia esistente, sono stati inquadrati in una logica che ha reso la fase costruttiva momento validante di ogni ipotesi di progetto.

L’uso dell’acciaio e del legno ha esaltato il concept del progetto strutturale di una costruzione “a secco” dando così al termine “reversiblità” un significato reale.
Una completa documentazione grafica e fotografica redatta in corso d’opera costituisce il consuntivo tecnico-scientifico che Prada ha messo a disposizione delle autorità competenti.

In un edificio in cui, a seguito dei bombardamenti dell’ultima guerra, gli ultimi tre piani presentano una struttura in cemento armato che sormonta l’originaria struttura ottocentesca costituita da murature e travi metalliche chiodate, si è raggiunto un significativo miglioramento della prestazione di sismoresistenza, oltre al completo adeguamento ai nuovi carichi di legge imposti dalla futura destinazione museale; il tutto, nel contesto di un approccio progettuale caratterizzato da una forte connotazione scientifica e da un confronto diretto con gli organi di tutela.
Un progetto consapevole, che ha parlato il linguaggio delle responsabilità, del rispetto del contesto storico artistico, della sicurezza.

Ca’ Corner della Regina

La sede veneziana della Fondazione Prada

Ca’ Corner della Regina, primo esempio di palazzo non-barocco della sua epoca, fu costruito tra il 1724 e il 1728 da Domenico Rossi per la famiglia di San Cassiano sopra le rovine del palazzo in cui nacque Caterina Corner, futura regina di Cipro.
Alcuni episodi della sua vita sono rappresentati negli affreschi collocati al primo piano nobile.

Ca’ Corner mostra un’architettura stilisticamente reminiscente della vicina Ca’ Pesaro di Baldassarre Longhena, sede attuale della Galleria Internazionale d’Arte Moderna e del Museo di Arte Orientale. L’edificio è modulato su tre piani e comprende due mezzanini tra il piano terra e il primo piano. La facciata è in pietra d’Istria, con bugnato sopra il piano terra e il mezzanino. L’ultimo discendente della famiglia Corner lasciò in eredità il palazzo a Papa Pio VII. Fino al 1969 ha ospitato i Padri Cavanis e il Monte di Pietà, mentre dal 1975 al 2010 è stata sede dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale.
Il restauro dell’edificio, sospeso dalla pubblica amministrazione nel 1995, è ripreso solo nel 2011 grazie alla locazione dell’intero edificio concesso dai Musei Civici Veneziani a Fondazione Prada.
Il primo intervento è stato inizialmente limitato alla conservazione e alla messa in sicurezza dell’edificio.

Nel dicembre 2012 il palazzo è stato alienato dal Comune di Venezia ed è quindi divenuto la sede stabile veneziana della Fondazione Prada con vincoli di destinazione d’uso a ‘spazio museale’ e conferma dell’originario programma di valorizzazione e conservazione, che si è dilatato nel tempo, per l’alternanza dei lavori di recupero e restauro con le mostre d’arte organizzate nel periodo primaverile-estivo.

Tutti gli interventi sono realizzati in accordo con le direttive della locale Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e della Laguna e del Comune di Venezia.